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~ Agonia ~



Girerò per le strade finché non sarò stanca morta
saprò vivere sola e fissare negli occhi
ogni volto che passa e restare la stessa.
Questo fresco che sale a cercarmi le vene
è un risveglio che mai nel mattino ho provato
così vero: soltanto, mi sento più forte
che il mio corpo, e un tremore più freddo
accompagna il mattino.


Son lontani i mattini che avevo vent'anni.
E domani, ventuno: domani uscirò per le strade,
ne ricordo ogni sasso e le striscie di cielo.
Da domani la gente riprende a vedermi
e sarò ritta in piedi e potrò soffermarmi
e specchiarmi in vetrine. I mattini di un tempo,
ero giovane e non lo sapevo, e nemmeno sapevo
di esser io che passavo-una donna, padrona
di se stessa. La magra bambina che fui
si è svegliata da un pianto durato per anni
ora è come quel pianto non fosse mai stato
.


E desidero solo colori. I colori non piangono,
sono come un risveglio: domani i colori
torneranno. Ciascuna uscirà per la strada,
ogni corpo un colore-perfino i bambini.
Questo corpo vestito di rosso leggero
dopo tanto pallore riavrà la sua vita.
Sentirò intorno a me scivolare gli sguardi
e saprò d'esser io: gettando un'occhiata,
mi vedrò tra la gente. Ogni nuovo mattino,
uscirò per le strade cercando i colori.





~ Sogno ~



Ride ancora il tuo corpo all'acuta carezza
della mano o dell'aria, e ritrova nell'aria
qualche volta altri corpi? Ne ritornano tanti
da un tremore dei sangue, da un nulla. Anche il corpo
che si stese al tuo fianco, ti ricerca in quel nulla.
Era un gioco leggero pensare che un giorno
la carezza dell'aria sarebbe riemersa
improvviso ricordo nel nulla. Il tuo corpo
si sarebbe svegliato un mattino, amoroso
del suo stesso tepore, sotto l'alba deserta.
Un acuto ricordo ti avrebbe percorsa
e un acuto sorriso. Quell'alba non torna?
Jürgen Görg
Si sarebbe premuta al tuo corpo nell'aria
quella fresca carezza, nell'intimo sangue,
e tu avresti saputo che il tiepido istante
rispondeva nell'alba a un tremore diverso,
un tremore dal nulla. L'avresti saputo
come un giorno lontano sapevi che un corpo
era steso al tuo fianco.
Dormivi leggera
sotto un'aria ridente di labili corpi,
amorosa di un nulla. E l'acuto sorriso
ti percorse sbarrandoti gli occhi stupiti.
Non è più ritornata, dal nulla, quell'alba?
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- Cesare Pavese -
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da ~ 'La cena triste' ~





Édouard Joseph Dantan, Paris 26 August 1848 – 7 July 1897
" Le temps passe vite", 1895

























Fa 
freddo 
nell’alba 
la 
stretta 
di 
un 
corpo 
sarebbe 
la 
vita
.
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- Cesare Pavese -
in Lavorare stanca
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~ Passerò per Piazza di Spagna ~





Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori, spruzzati
di colori alle fontane,
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
Filippo Anivitti, Roma 1876 – 1955
' Piazza di Spagna '
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
sarà questa voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
Sarà il tumulto del cuore
Nella luce smarrita.
Sarai tu – ferma e chiara
.
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- Cesare Pavese -
28 marzo 1950
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~ Per tutta l'esistenza ~




Per tutta l'esistenza ti avrò, fragilità, nella stanchezza ardente del mio sangue.  

Andrei Belloli - Russia, 1822 – 1881






Mi sei venuta accanto
colla promessa viva di un'aurora,
sconvolgendomi il sangue come un grande tesoro
che si potrà conoscere
e possedere fino a sazietà.
Racchiudevi un mistero di dolore
e di gioia profonda, sconosciuta.
Oh un attimo solo di te
e mi saresti stata per la vita
un ricordo di sogno.
Ma non ti sei svelata.
Hai saputo il tuo gioco.
Sei ritornata a un tratto in mezzo al mondo
rinascondendo in te
il segreto degli occhi arrovesciati,
della tua bellezza più grande,
dell'attimo che gioia e sofferenza
si fanno un solo brivido.
Mi hai strappate le lacrime dal cuore.
E da quel giorno buio
dinanzi al tuo ricordo
per tutta l'esistenza
dovrò soffrire ancora
la febbre del mistero che ho perduto.
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 -Cesare Pavese-
 da "Le Poesie Ed. Einaudi, 12 agosto 1928 
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